La minoranza linguistica degli arbëreshë è presente nell’Italia meridionale e insulare da molti secoli; si stabilirono in Italia tra il XV e XVIII secolo. Data la storica presenza, le contaminazioni che sono avvenute e le migrazioni è difficile parlare di una vera e propria cucina arbëreshë, però molti elementi caratterizzanti della cultura italo- albanese si possono ritrovare in alcuni tratti della gastronomia. Esistono infatti dei prodotti e delle ricette che si sono tramandate e conservate da generazione in generazione e che ancora oggi vengono proposti a livello familiare.
Tra questi vi è la shëtridhlat: un tipo di pasta fresca che assomiglia alla più classica delle tagliatelle, ma che in realtà non lo è anche perché si realizza solo a mano, senza usare mattarello o macchina tira pasta. Si tratta infatti di una lavorazione molto interessante, che coinvolge quasi sempre un gruppo di donne creando un momento corale e di condivisione. Per realizzare la shëtridhlat c’è bisogno di un’abilità e una manualità uniche, che si sono tramandate e che consistono del continuare a lavorare rigorosamente a mano un impasto senza che si spezzi. L’impasto è a base di farina di carosella (un grano antico del Sud Italia), semola, acqua calda e olio extravergine. Tutti gli ingredienti vengono lavorati creando un impasto omogeneo; dopodiché si forma un cerchio nell’impasto, come se fosse una grande ciambella, e si va avanti ad assottigliare il cerchio con entrambe le mani fino a produrre un filo lungo molto sottile che non deve rompersi. Per evitare di rompere il filo di pasta, le mani vanno bagnate con acqua ed olio; infine, con l’aiuto della farina si appoggia il filo sulla mano e con un movimento rotatorio si crea una specie di gomitolo. A forza di girare il filo si fa sempre più lungo e sottile. Le shëtridhlat vengono poi cotte in acqua bollente e una volta pronte si condiscono con i legumi (ceci oppure fagioli). Secondo la tradizione gastronomica, andrebbero servite con i fagioli poverelli, dei fagioli piccoli e tondi che si cucinano nella pignatta. Questa passa rappresenta il classico piatto “della domenica” e una volta veniva chiamato la “pasta dei poveri”.
Questa pasta appartenente alla cultura gastronomica degli arbëreshë è prodotta soprattutto a livello casalingo, dalle donne anziane presenti nelle famiglie di origine albanese. Senza una corretta trasmissione di questa lavorazione alle nuove generazioni, tutto il sapere manuale legato alla lavorazione della shëtridhlat rischia di andar perduto.
L’attività di ricerca necessaria a segnalare questo prodotto nel catalogo online dell’Arca del Gusto è stata finanziata dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Direzione Generale del Terzo Settore e della Responsabilità Sociale delle Imprese – avviso n° 1/2018 “Slow Food in azione: le comunità protagoniste del cambiamento”, ai sensi dell’articolo 72 del codice del Terzo Settore, di cui al decreto legislativo n 117/2017


