
Le aree storicamente vocate all'olivo in Basilicata sono tre: il Vulture, la bassa Val d'Agri e la Collina Materana. In quest'ultima l'olivo copre oltre l'80% della superficie coltivabile e la cultivar più diffusa è la majatica, che nei terreni argillosi della valle del Basento ha trovato condizioni climatiche favorevoli. È l'unica cultivar ammessa per le olive infornate di Ferrandina: con drupe piuttosto grandi e un nocciolo piccolo rispetto alla massa della polpa, possiede caratteristiche uniche per questo procedimento.
Le prime testimonianze scritte sulle olive infornate di Ferrandina risalgono al 1700 e la lavorazione avviene ancora secondo il metodo tradizionale, solo in parte adeguato alle tecnologie moderne. I forni a legna sono stati abbandonati a partire dal 1910 e progressivamente sostituiti da essiccatoi ad aria calda, inizialmente importati dalla Germania e poi costruiti a Napoli sul modello tedesco.
La stagione produttiva inizia a dicembre e si protrae per i due mesi successivi. La lavorazione prevede una prima scottatura in acqua a 90 °C per pochi minuti e una successiva breve salagione a secco; le olive, parzialmente disidratate, vengono sistemate su graticci e avviate «all'infornata» negli essiccatoi, dove la temperatura arriva a circa 50 °C. La tecnica accentua la naturale sapidità dei frutti mantenendo al tempo stesso la dolcezza caratteristica della majatica.
Si sposano benissimo con i salumi lucani e i pecorini stagionati, ma anche con preparazioni più complesse come l'insalata di arance, la zuppa di zucca gialla o il baccalà in umido. Sono in ogni caso ottime anche da sole, condite con olio extravergine di oliva.

